Storia
Com'è stato il tuo primo impatto con il mondo?
All’inizio, in Abissinia, i popoli nomadi utilizzavano le bacche di caffè come alimento e non come bevanda. Preparavano dei piccoli bocconi, impastando le ciliegie con del grasso animale. Nessuno mi conosceva, ma gli antenati degli etiopi si erano accorti che davo energia e sostegno nel corso dei lunghi viaggi.
Cosa è accaduto quando sei arrivata in Europa?
Sono sbarcata in Europa all’inizio del 1600, insieme alle prime partite di caffè. Pensate che consideravano la “nera bevanda” un medicinale e, a tratti, persino una sostanza dannosa. Fontanelle, un ultracentenario, dall’alto della sua veneranda età, diceva a proposito del caffè: “che sia un veleno molto lento, lo posso testimoniare io stesso”.
Con il passare del tempo, l'atteggiamento nei tuoi confronti è migliorato?
Non del tutto: anche nel corso del Settecento, c’erano molti dubbi su di me e sul caffè: Gustavo III di Svezia incaricò un medico di condurre un esperimento con due gemelli, per valutare gli effetti del caffè sulla salute. Uno avrebbe dovuto bere sempre tè, l’altro caffè. Morirono sia il medico, sia il re. Il gemello che consumava tè morì a 83 anni, qualche tempo prima del fratello.

